Il conflitto generazionale

Spesso si è parlato del divario di idee e norme culturali che separa una generazione più giovane dalle precedenti, il cosiddetto conflitto generazionale o gap generazionale.

Questo divario può essere causato da divergenze per i gusti musicali,  moda,  cultura e  politica. Non è solo un problema dei nostri giovani, ha riguardato anche altre generazioni in diversi periodi.

Negli anni ’20 del secolo scorso, i cosiddetti “anni ruggenti”, c’è un conflitto tra la generazione che hanno combattuto nella Grande Guerra e i giovani che riempivano le sale da ballo dove si suonava la musica jazz. All’epoca il jazz non era visto di buon occhio, perché nasceva nei ghetti dei neri in America e spesso era considerato un sottogenere musicale da quattro soldi. Spesso questi giovani si ubriacavano a tal punto da creare negli States seri problemi sociali e di ordine pubblico. Il governo statunitense decise di imporre il famoso proibizionismo per arginare la piaga dell’alcol in questa ruggente generazione.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale ci fu un aumento delle nascite. In questo periodo nacquero i “baby boomers” i ragazzi difficili immortalati dal celebre film “Rebel without a cause” (in Italia “Gioventù bruciata”). Quanti giovani di quel periodo si potevano immedesimare e riconoscere nel personaggio di Jim Stark interpretato da James Dean.       Il film ebbe un enorme successo, perché era il manifesto dei ragazzi difficili: ribelli senza causa. In questo periodo è nato il genere musicale del rock & roll. Il cantante Elvis Presley spopolava con le sue canzoni e i suoi audaci movimenti di bacino. A causa di questi movimenti di bacino, a quei tempi le televisioni inquadravano Elvis senza mostrarlo dalla vita in giù per questioni di pudore! I giovani che assistevano dal vivo alle riprese televisive andavano in delirio.

Gli anni ’60 e ’70 saranno per sempre ricordati per via del movimento Hippy. Questa cultura era contro corrente per moltissimi motivi. I “figli dei fiori” erano pacifisti, contrari all’intervento americano in Vietnam ed alle guerre in generale. Famose le loro frasi come “mettete dei fiori nei vostri cannoni” o “pace e amore”. Non erano attivisti  politici, anche se erano simpatizzanti del pensiero marxista. Sono molte le famiglie in questo periodo con un figlio ribelle che si oppone al conformismo della società e dei suoi valori. Molti ragazzi fuggivano di casa per andare nelle comunità hippy, dove si ascoltava il rock-psichedelico, si faceva uso di droghe, si praticava sesso libero, si praticava anche il vegetarianismo. Ma erano anche molto ambientalisti. Erano gli anni dei pellegrinaggi spirituali in India, meta ambita dagli hippy per l’elevazione spirituale. L’evento simbolo di questa cultura è il celebre Festival di Woodstock del 1969.

 

Arriviamo agli anni ’80, gli anni della Mtv generation. La televisione via cavo rivoluzionò questa generazione. Sono gli anni dove si inizia a parlare in pubblico di un argomento considerato tabù: il sesso. I giovani iniziarono a comprendere a pieno la sfera sessuale e tutte le complicanze anche per via dell’AIDS, la morte nera del XX secolo. Furono anche gli anni della diffusione del profilattico. I giovani si sentivano più adulti e più maturi, perché avevano rapporti sessuali. Ovviamente i genitori di questi “ragazzi maturi” erano contrari al diffondersi del sesso tra gli adolescenti. In questi anni, per contestare la società conformista, si diffuse la moda punk definita “da quattro soldi” in senso dispregiativo. In questa decade si diffusero i generi musicali come il metal e il rap e le loro rispettive mode, stili di vita. Sempre in questo decade ci fu il boom del fenomeno-piaga delle baby-gang di cui ho già parlato in un precedente articolo. Furono anche gli anni della fantascienza cyberpunk,  gli anni del famoso fenomeno-manga “Ghost in the Shell” di Shirow Masamune e dei film di “Robocop” di Paul Verhoeven. In questo genere di fantascienza spesso si tira in ballo il degradarsi del tessuto sociale e della deriva dei giovani, che spesso si drogano o commettono reati.

Spesso il cyberpunk era ed è una critica aperta alla società moderna. Come per dire: il conflitto generazionale e la devianza giovanile ci sono e ci saranno anche in futuro!

Oggi i giovani sono sempre più tecnologici ed indipendenti. Spesso, si incontrano con altri coetanei on-line, tramite le chat e i social network. È in atto una vera e propria rivoluzione socio-culturale dovuta anche ad internet: non a caso la Primavera araba è iniziata grazie ai socialnetwork, deponendo i vari dittatori del nord Africa. E non a caso una bambina in Egitto è stata chiamata Facebook.

È l’era dei computer, ma purtroppo i genitori hanno problemi con le nuove tecnologie. Spesso i genitori di questi ragazzi hi-tech non sono al passo e non sono preparati in materia o per dirla con un termine informatico “non sono connessi”. Questo è dovuto anche al divario tra l’età tra genitori e figli.

Oggigiorno, i genitori procreano i figli in media dopo una certa età, dopo i quarantacinque anni. Questo è dovuto dal fatto che, oltre a rappresentare una grande responsabilità, i figli sono un costo! In una società in balia di crisi economiche mondiali, di forte disoccupazione, di caro vita, la possibilità di mettere al mondo dei figli si presenta avanti negli anni, rispetto a quanto avveniva in passato.

Attualmente, i genitori sono preoccupati per le innumerevoli divergenze di costume, cultura e gusti dei loro figli. Spesso i figli sono trasgressivi e contro corrente per semplice ribellione verso i genitori che non sanno comprenderli. Per contro, i genitori vengono visti come antiquati, legati ad una concezione del mondo datata e che i ragazzi non capiscono.

Oggigiorno, non c’è rispetto né per chi è nato prima, né per chi deve ancora nascere, né per se stessi. Pensiamo ai giovani molesti in tram, che ascoltano a pieno volume la musica dall’I Pod e non lasciano il posto alle persone anziane. Oppure, a quei ragazzi che fumano vicino a donne incinte o a bambini o che, per sentirsi più maturi, bevono, si drogano e fanno sesso anche precocemente e senza protezione. O, ancora, mettono su internet o postano su Facebook le foto di scherzi di dubbio gusto, bravate di vario genere o delle semplici bevute.

Ma anche a scuola c’è il conflitto e non di rado gli insegnanti sono visti, così come i genitori, antiquati e insensibili ai problemi giovanili.

Spesso, i giovani manifestano i primi sintomi di “ribellione” nelle stesse scuole che frequentano, facendo i bulli con gli altri studenti ed in casi estremi con gli insegnanti. Purtroppo, negli istituti scolastici i giovani si aggregano ad altri ribelli, facendosi forza grazie al numero. Dopotutto, uno solo non fa paura, ma in gruppo si. Un po’ come il branco dei lupi.

Il conflitto generazionale crea anche incomprensioni con i genitori, a tal punto da danneggiare la stessa società! Non avendo rispetto dei genitori e degli educatori scolastici, nella maggior parte dei casi, i giovani non rispettano la società civile in cui vivono e imbrattano i muri, creano disordine nella quiete pubblica o si riuniscono nei cosiddetti branchi.

Purtroppo, questi giovani vedono i genitori e gli insegnanti come padroni-tirannici e non come primi educatori della comunità.

I giovani dovrebbero fare lo sforzo di comunicare di più con i genitori e gli insegnanti, affinché essi li comprendano di più e li possano aiutare a crescere ed inserirsi nella vita pubblica come cittadini modello.

Ma anche i genitori e i docenti dovrebbero comprendere di più il mondo che circonda i loro figli e studenti e dar loro il buon esempio, oltre che mere indicazioni verbali di comportamento.

Se non si interviene, i conflitti generazionali si ripeteranno, creando una frattura fra genitore e figlio che potrebbe degenerare anche in situazioni estreme, come la rivolta giovanile dell’agosto 2011 nel Regno Unito. I giovani infuriati con la polizia perché hanno ucciso un pusher londinese, hanno letteralmente messo a ferro e fuoco intere città. Tra il 6 e 10 agosto ci furono saccheggi di negozi, distruzione di beni pubblici e scontri con gli agenti in tenuta di anti-sommossa. Una vera e propria guerriglia urbana che ha interrotto le vacanze estive del premier inglese Cameron.

Con questo non voglio dire che tutti i ragazzi d’oggi siano violenti e privi di scrupoli o di ideali. Anzi, molti di loro sono gentili, educati e rispettosi delle persone e delle cose da cui sono circondati. Ma per molti altri giovani che non hanno avuto delle corrette e sufficienti informazioni su come potersi e doversi muovere nel mondo, o per gli attuali ragazzi “ribelli”, penso che sia non solo utile, ma anche possibile un intervento integrato che provenga da più fronti: dall’educazione familiare, da quella scolastica e dall’insegnamento delle basilari norme civiche che tutti noi, indistintamente giovani e adulti, dovremmo seguire.

 

Dal nostro Opinionista “Private Joker”

 

Emergenza carceri

Da molti anni, nel nostro Paese c’è l’emergenza dei carceri sovraffollati.
Prima di trattare il problema, però, vorrei riportare qualche dato significativo circa l’attuale situazione carceraria in Italia.
Nel 2011 le carceri erano piene al 140% e, negli ultimi venti anni, con il sovraffollamento degli istituti penitenziari, hanno perso la vita 2000 detenuti. Di questi, 700 si sono suicidati.
Ma perché le nostre prigioni sono al collasso?
In Italia, si trovano in carcere persone di tutte le età, etnie ed estrazione sociale. Spesso, i detenuti sono dentro per colpa della droga: molti lo sono per spaccio, altri per aver fatto da corriere, tanti ne fanno uso personale, ma vengono fermati perché in possesso di grandi quantitativi.
Altrettanto frequenti sono gli arresti per scippo, furto e rapina.
Con la crisi mondiale e l’aumento della disoccupazione, purtroppo anche giovanile,
per mantenere se stessi e le proprie famiglie o anche solo per mantenere uno standard di consumo “imposto” dalla società del consumismo sfrenato, le persone commettono reati che vanno dal semplice furto di forme di formaggio al supermercato per sfamare la famiglia al taccheggio di oggetti in una boutique in centro.
Non di rado, i più giovani entrano a far parte delle così dette baby-gang di quartiere, commettendo bravate o veri e propri reati. Oppure vanno ad ingrossare le file dei membri delle cosche mafiose cittadine. Ed ecco che le mafie trovano terreno fertile e  ramificano anche nel nord d’Italia.
Purtroppo, il mondo della criminalità è un circolo vizioso perché è difficile uscirne. Le persone facenti parte di qualsiasi associazione a delinquere, sono assuefatte alla criminalità ed invogliate dal facile guadagno che questo stile di vita porta.
Come ho già detto nel mio testo riguardo al fenomeno-negativo delle baby-gang, spesso i giovani provengono da realtà difficili: da genitori assenti, da famiglie con problemi economici o da quartieri con presenze negative come i membri di gang giovanili o delle cosche. Oppure, i giovani hanno in mente le figure mito-stereotipo di criminali proposte dal cinema come Tony Montana del film “Scarface” o don Vito Corleone della saga de “Il padrino”.
Purtroppo, a volte anche il mondo della musica non aiuta. Se pensiamo, ad esempio, al sottogenere del rap, il gangsta rap, ci rendiamo conto di quanto anche la musica enfatizzi certi stili di vita.  E nemmeno certi videogiochi  dove il giocatore impersona un malavitoso aiutano.
Purtroppo, contribuiscono a tutto questo anche le scuole, spesso piene dei cosiddetti bulli. Perché, a volte, il bullismo scolastico si profila come l’anticamera della criminalità. E gli atti criminosi portano frequentemente fermi che si possono trasformare in periodi più o meno lunghi di detenzione.

Già nel saggio breve “Dei delitti e delle pene”, Cesare Beccaria scrisse che la sanzione deve possedere alcuni requisiti, cioè:

La Prontezza, ovvero la vicinanza temporale delle pene al delitto.
Purtroppo, in Italia non c’è neanche ai giorni nostri e molte persone sono dentro aspettando un processo che, a volte, ha tempi d’attesa molto lunghi.

l’infallibilità , ovvero vi deve essere la certezza della risposta sanzionatoria da parte delle autorità.
Nel nostro paese abbiamo leggi non troppo severe rispetto a quelle previste in altri Paesi per lo stesso reato. Purtroppo siamo nel Bel Paese e, come disse il magistrato Piercamillo Davigo, una delle punte di diamante del pool Mani Pulite,: “In Italia, delinquere conviene”.
La durata di detenzione adeguata.
Oggi giorno uccidi la tua famiglia e ti condannano a pochi anni!

La Pubblica Esemplarità: la pena dovrebbe servire come monito alle altre persone, affinché non commettano reati.
Fortunatamente, oggi il detenuto non viene più visto come “reo” da punire, ma è considerato come persona con cui affrontare un percorso di rieducazione affinché comprenda il proprio errore e non commetta altri atti delinquenziali.
Inoltre, grazie al cosiddetto indulto, certi detenuti non recidivi possono godere del “perdono”.

Ma cerchiamo di capire quali possono essere i pro ed i contro.

Fra i pro dell’indulto possiamo considerare che:
svuota i carceri rendendoli meno affollati e più vivibili, più gestibili e si ha un servizio penitenziario migliore;
si verificano meno suicidi e meno atti violenti tra i detenuti;
gli istituti penitenziali ritornano luoghi di rieducazione e non solo di detenzione;
gli operatori esterni dei carceri ed altre figure assistenziali come i religiosi possono aiutare meglio i reclusi e dar loro più attenzione;
meno spese per lo Stato visto che un detenuto in media quotidianamente costa 138,90 Euro alla collettività;

Contro l’indulto:
indebolimento del principio di certezza del diritto che instillerebbe una maggior propensione a compiere illeciti;
c’è sempre il rischio della ripetizione di una certa categoria di reati come le rapine in banca;
la gente che usufruisce dell’indulto deve trovare un lavoro, altrimenti aumenta il rischio che ritornino a delinquere.

A mio parere, l’indulto occorre per svuotare le carceri.
Gli istituti penitenziari in Italia non sono al passo coi tempi. Spesso sono fatiscenti e con scarsissima igiene che porta ad contrarre certe patologie. Inoltre, le condizioni in cui si trovano le persone detenute in prigioni affollate, possono far nascere patologie psichiche come ansia e depressione.
Nel nostro paese, il sistema penitenziario dovrebbe essere più efficiente ed adeguato allo scopo che si prefigge: la rieducazione di chi ha sbagliato nel rispetto dei diritti umani e della dignità personale.

Dal nostro Opinionista “Private Joker”

 

Il fenomeno negativo delle baby-gang

Spesso, la televisione ed altri media mettono in risalto casi di reato, più o meno gravi, riguardanti i giovani membri delle così dette baby-gang, gruppi di ragazzi dai quattordici anni in su che agiscono con la mentalità del branco commettendo reati di vario genere come scippi alle persone anziane, estorsioni ai propri coetanei e altri reati come lo spaccio di sostanze stupefacenti nei “loro” quartieri.

Questo fenomeno non è di recente formazione, ma era presente anche nel XIX secolo. Basti pensare al personaggio letterario di Charles Dickens, Oliver Twist, che, scappato dai maltrattamenti dell’impresario dell’agenzia di pompe funebri per il quale lavorava come apprendista, va a Londra ed entra a far parte di una gang di giovani delinquenti capeggiata dal vecchio Fagin.

Ma cosa può portare un ragazzino a far parte delle baby gang?

Certamente, un profondo disagio giovanile e le situazioni familiari non positive nelle quali crescono, influiscono in maniera significativa. Spesso, infatti, i ragazzi vengono da famiglie in cui i genitori vivono problemi come l’alcolismo, la dipendenza dalla droga o dove la quotidianità è scandita da violenze domestiche. La difficoltà degli adulti nella gestione di se stessi e, quindi, anche dei propri figli causa un grande malessere nei ragazzi che, in assenza di figure genitoriali positive da imitare e da ammirare, rischiano di perdersi e di avere, a loro volta, problemi analoghi ai quelli dei propri genitori.

Inoltre, i ragazzi che provengono da situazioni socio economiche disagiate, vivono in modo frustrante le condizioni economiche svantaggiate nelle quali versano perché non solo non possono permettersi quello che la società del consumo ostenta, come il cellulare all’ultimo grido o le scarpe appena uscite, ma, in certi casi, persino i beni di prima necessità.

Altro fattore di rischio è la presenza, nella zona in cui vive il ragazzo, oltre che di gang giovanili, anche di criminali legati ad associazioni malavitose, magari anche di stampo mafioso, capaci di attrarre il giovane promettendogli facili guadagni. In un contesto del genere, i ragazzi rischiano di cedere alle lusinghe delle baby gang o di seguire cattive compagnie incontrate a scuola. Spinti dal semplice desiderio di “imitare” gli altri per sentirsi importanti o per avere a disposizione qualche facile soldo in più, rischiano di  diventare facili prede anche dei malavitosi del quartiere.

Non aiuta i giovani il fatto che certi film esaltino la vita criminale. Basti pensare al film diretto da Brian De Palma “Scarface” dove viene mitizzato la figura del protagonista Tony Montana, un esule della Cuba post rivoluzionaria che sbarca in America e diventa in breve lasso di tempo un boss malavitoso di Miami. Non a caso alcuni mafiosi nel sud d’Italia si sono fatti la villa uguale a quella del film. Anche il mondo della musica non aiuta in questo senso. Dagli States viene quel sottogenere di rap: il Gangsta Rap. Nei testi di queste canzoni si esalta lo stile di vita delle gang di malavitosi, il consumo di droga, la violenza e l’ostentazione di essere armati. Poi anche questi rapper non conducono una vita tranquilla, spesso vengono immischiati in faide dove ci scappa il morto. Pensate alla grande faida dei rapper della West Coast e quelli della East Cost, dove tutto iniziò con l’attentato al famoso rapper Tupac Shakur.

Poi in commercio ci sono videogiochi dove il giocatore, un adolescente, impersona un criminale che mira per avere il possesso della città. Tutto questo, cioè videogiochi, film e canzoni fanno pensare all’adolescente che la criminalità sia una cosa normale o persino di tendenza.

Non aiutano anche certe culture, dove i ragazzi imitano atteggiamenti volgari, molesti e persino perseguibili dalla legge. Basta  pensare alle gang di sud Americani in Italia che imitano lo stile delle gang criminali di Los Angeles come i Crips, i Bloods e i Latin Kings. Ma la colpa della deriva morale e sociale dei nostri adolescenti a chi può essere imputata?

In Italia, come sappiamo tutti, nessuno si vuole addossare la responsabilità di nulla, vedi ad esempio il caso del crollo di Pompei di un anno fa. La famiglia, in primis certi genitori, non riesce a capire ed intervenire in tempo per proteggere gli adolescenti dalle influenze negative. A volte, ad influenzare negativamente i ragazzi sono gli stessi genitori, inadatti a svolgere il ruolo di guida per la prole. Poi c’è l’incomprensione generazionale tra genitori e figli.

Le scuole dovrebbero essere un luogo di istruzione, formazione e crescita per i nostri adolescenti, ma purtroppo nelle scuole, i ragazzi subiscono il bullismo da parte dei membri delle baby gang. Gli educatori scolastici, a volte, sono incapaci di affrontare ed arginare il problema. Un tempo, durante le lezioni di educazione civica, i bambini imparavano i valori di rispetto delle norme civiche di comportamento, ma oggi nessun giovane seduto su un mezzo pubblico si alza e cede il posto alle persone anziane, disabili o alle donne incinte. Una cosa vergognosa. Solo in pochi lo fanno. Né le famiglie, né le scuole vogliono assumersi le proprie responsabilità, ma spesso se le scaricano a vicenda. Dopotutto siamo in Italia.

In ultimo, ma non meno importante, troviamo le forze dell’ordine che sottovalutano il fenomeno delle gang giovanili, non dandogli attenzione dovuta, perché hanno altri problemi molto più gravi come l’allerta terrorismo e la crescita esponenziale delle associazioni a delinquere. Oggi i giovani delle baby-gang si assuefanno alla vita criminale, ai guadagni facili e corrono il rischio, un domani, di diventare loro stessi dei malavitosi pericolosi.

Dal nostro Opinionista “Private Joker”